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 euprottide“EUPROTTIDE” Euproctis crysorrhoea


Negli anni passati sono giunte all'ASL segnalazioni circa la presenza su latifoglie, arbusti e alberi da frutta di larve e nidi di Euprottide (Euproctis crysorrhoea).

E' pervenuta dall'ASL dip. di prevenzione medica, di seguito vengono pubblicati indicazioni e suggerimenti in materia affinchè si possano fornitre informazioni utili ai soggetti interessati.

 

Biologia e morfologia

 

L’Euprottide è una farfalla ampiamente diffusa in Italia le cui larve, provviste di peli urticanti, hanno un comportamento spiccatamente gregario, si nutrono a spese di varie latifoglie forestali ed ornamentali appartenenti ai Generi Quercus, Ulmus, Carpinus, Tilia, Salix, Castanea, Fagus, Acer, Popolus, di varie piante arbustive spontanee e di quasi tutti i più comuni fruttiferi. In caso di forti infestazioni non è risparmiata neanche la robinia.
I danni sono provocati dall’azione defogliatrice delle larve che, se presenti in gran numero, possono spogliare completamente le piante provocando di conseguenza stress che facilitano altre fitopatie. La defogliazione inizia sulle parti apicali alla fine dell’estate per proseguire, nella stagione successiva, procedendo progressivamente dalle zone alte della chioma verso quelle più basse. Nel caso di ripetuti attacchi i rami esterni, che sono i più intensamente defogliati, possono andare incontro a disseccamenti. Gli attacchi provocano anche la mancanza di fruttificazione che nel caso di specie forestali impediscono la rinnovazione.
L’Euprottide completa una generazione l’anno e le farfalle, con costumi notturni, compaiono da fine giugno/inizio luglio ad agosto. Le larve nascono a fine estate, sono nere e si alimentano in gruppo. In autunno le larve costruiscono piccoli nidi biancastri sulla parte periferica delle chiome delle piante, nei quali trascorrono l’inverno. Il nido è costituito da un insieme di foglie secche e fili sericei ricoperto da una seta bianca; ogni nido, di forma ovoidale (lunghezza 5-15 cm), può contenere centinaia di larve ed è posizionato solitamente nella parte più alta e periferica della chioma. In marzo-aprile le larve riprendono a nutrirsi e, nella primavera inoltrata (dopo la terza età), perdono l’istinto gregario e si disperdono sulle chiome senza far ritorno al nido, dove tra foglie accartocciate raggiunta la maturità (dopo otto età), si trasformano in crisalidi sulla piante (rami e tronco) e/o tra i detriti alla superficie del suolo.
La presenza di questa specie può essere rilevata, alla fine dell’estate dell’anno precedente l’attacco, osservando le punte delle chiome: se queste sono arrossate significa che sono attive larve giovani. Durante l’inverno, quando le piante sono spoglie, si può verificare la presenza e la consistenza della popolazione valutando il numero e la dimensione dei nidi che persistono sugli alberi anche 2 o 3 anni prima di essere distrutti.
Le larve di questo lepidottero sono facilmente riconoscibili - a maturità sono lunghe 30-40 mm (nere screziate di giallo con ciuffi di peli) - per la presenza sul dorso di due vistosi tubercoli di color rosso-arancione.

 

Identificazione degli attacchi e danni

Inverno: è trascorso allo stadio di giovane larva all’interno di un nido sericeo biancastro costruito nella parte periferica delle chiome delle piante, in cui si rinvengono individui provenienti da una o più ovature.
Primavera: in marzo-aprile le larve riprendono a nutrirsi regolarmente, rimanendo unite in gruppi più o meno numerosi.
Inizio estate: verso la maturità le larve si disperdono sulle piante, sulle quali si possono rinvenire in attività fino all’inizio dell’estate.

 

Problematiche sanitarie

Dalla seconda età le larve dell’Euproctis portano sul dorso ciuffi di minuscoli peli urticanti, lunghi circa un decimo di mm, con una punta tricuspidata, che date le loro dimensioni sono facilmente trasportati dal vento. I peli non sono presenti al momento della nascita delle larve, ma si riformano più lunghi a mano a mano che si succedono gli stadi larvali ed è per questo che in caso di forti attacchi di questo defogliatore è necessario evitare di addentrarsi nei boschi colpiti e di avvicinarsi nel periodo di maggio-giugno alle fronde delle piante sulle quali si rinvengono le larve in alimentazione. Il pericolo permane anche dopo l’infestazione a causa dei peli rimasti nel bosco e dispersi nell’aria.

 

Se si dovesse ravvisare che la problematica è particolarmente grave, è opportuno che si provveda a mettere in atto le seguenti azioni:


Si viene a contatto con i peli urticanti se:
- si sosta sotto o nelle vicinanze di alberi o di arbusti infestati (i peli si trovano nell’aria e possono essere trasportati anche per qualche centinaio di metri);
- si toccano i nidi o le larve;
- si effettuano lavori che causano la diffusione degli stessi nell’ambiente (ad es. rastrellando foglie, falciando l’erba, ecc.);
- si toccano o si lavorano rami che hanno ospitato larve

 

Secondo la zona del corpo interessata, diversi sono i sintomi:
- in caso di contatto con la pelle: apparizione di una dolorosa eruzione cutanea con forte prurito. La reazione cutanea avviene sia sulle parti della pelle non coperte sia sul resto del corpo; il sudore e lo sfregamento dei vestiti facilitano la dispersione dei peli
- in caso di inalazione: i peli urticanti irritano le vie respiratorie. Tale irritazione si manifesta con starnuti, mal di gola, difficoltà nella deglutizione e, eventualmente, respiratoria provocata da un broncospasmo
Le larve possono essere pericolose anche per alcuni animali domestici perciò particolare attenzione deve essere posta nel condurre tali animali nelle aree sedi di infestazione.

 

Interventi di difesa

 

La specie è controllata in natura da alcuni nemici naturali (coleotteri, ditteri e imenotteri) e agenti patogeni (virus e funghi).
Fine estate – inizio autunno: i danni causati dalla presenza dei peli urticanti inducono ad intervenire anche su piccoli focolai, indirizzandosi di norma sull’impiego a fine estate o all’inizio dell’autunno di preparati microbiologici a base di un batterio attivo contro le larve dei lepidotteri defogliatori, il Bacillus thuringiensis var. Kurstaki. L’intervento tardo estivo o autunnale, finalizzato a controllare le larve giovani ancora sprovviste o con pochi peli urticanti, deve essere realizzato non oltre settembre, prima che queste ultime si riparino definitivamente all’interno del nido invernale.
Primavera: prodotti a base di Bacillus thuringiensis var. Kurstaki possono essere utilizzati anche in primavera per interventi di lotta tardivi. Nel caso risulti necessario effettuare interventi in ristrette aree incluse in parchi urbani o giardini pubblici, si può ricorrere, con la supervisione di tecnici specializzati e nel rispetto delle normative vigenti, all’utilizzo di insetticidi di sintesi del gruppo dei regolatori di crescita distribuiti irrorando le chiome delle piante infestate.

Il Bacillus thuringiensis var. Kurstaki è un prodotto microbiologico che agisce solo nei confronti delle larve di numerose specie di lepidotteri ed è selettivo nei confronti degli insetti utili non risultando pericoloso per la biodiversità della zona dove è effettuato il trattamento; non ha alcuna attività su altri organismi animali e quindi non è tossico per l’uomo. La soluzione contenente il principio attivo va distribuita preferibilmente nelle ore serali (in quanto l’insetticida è sensibile ai raggi ultravioletti ed alle alte temperature) attraverso l’utilizzo di atomizzatori/nebulizzatori, sulle larve neonate o comunque giovani, essendo il prodotto attivo solo per ingestione e quindi particolarmente efficace su soggetti in attiva nutrizione. L’attività insetticida si manifesta dopo 3-4 giorni dal trattamento e, data la sua modesta persistenza, si consiglia di ripetere il trattamento dopo 10-15 giorni dal precedente. In alternativa e per interventi anche più tardivi (autunno/inverno) è possibile ricorrere a regolatori di crescita, come il Diflubenzuron, che agisce inibendo il processo di sintesi della chitina ed impedendo di conseguenza il normale processo di muta.

Sarebbe opportuno che gli amministratori degli stabili ed i proprietari di aree verdi private eseguissero controlli nelle zone di competenza.

 

(Fonte: A.S.L. Milano 1 DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE MEDICA U.O.C. Sanità Pubblicav prot.n.6610 del 22 gennaio 2013)

 

Data ultima modifica: 04/02/2013

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